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Indagini suicidio carcere; detenuto dichiara "ci fu violenta lite, ho pulito sangue"
Fonte: www.padovaoggi.it, 3 settembre 2013
3 settembre 2013

Nel corso delle indagini sulla morte di un giovane marocchino, toltosi la vita il 15 agosto in cella al Due Palazzi, uno dei reclusi ha riferito agli investigatori di aver visto i segni di una violenta colluttazione.

Un'indagine delicata e difficile quella aperta sul suicidio del detenuto 21enne marocchino che il 15 agosto si è impiccato in cella con dei lacci da scarpe nella casa circondariale di Padova. Come riportano i quotidiani locali, nelle mani degli investigatori c'è ora la deposizione di un detenuto addetto alle pulizie che ha riferito di aver pulito del sangue nel luogo dove proprio il giorno di ferragosto sarebbe avvenuta una lite fra il giovane nordafricano e un agente di polizia. Proprio la voce di questo litigio violento, circolata subito fra i carcerati, aveva fatto scattare la rivolta al Due Palazzi.

Nonostante l'autopsia effettuata sul corpo del 21enne avesse escluso qualunque segno di percosse, i detenuti hanno continuato anche successivamente a sostenere la tesi secondo cui il suicidio del ragazzo sarebbe stata una diretta conseguenza dello scontro avuto con una guardia, che dopo la colluttazione ha riportato dei problemi a una spalla. Per il momento l'indagine non registra alcun indagato, ma la vicenda presenta ancora interrogativi da chiarire. Al vaglio del magistrato le reali motivazioni che avrebbero spinto il detenuto ad impiccarsi, per di più usando dei lacci da scarpe, che in base al regolamento non dovevano essere in suo possesso. Ed ora questo nuovo particolare del sangue che sarebbe stato pulito da uno dei detenuti sul luogo della lite, contribuisce a tingere di giallo l'accaduto.

Intanto all'interno del carcere padovano la situazione è rientrata alla normalità, almeno per quanto riguarda i focolai di protesta che avevano innalzato pericolosamente la tensione in varie sezioni dell'istituto. Ma il problema del sovraffollamento continua a costituire un'emergenza cronica e un costante fattore di rischio per i detenuti come per agenti di polizia e operatori.