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Palermo: forse è stato ucciso il detenuto morto all'Ucciardone
Romina Marceca
Fonte: La Repubblica, 31 gennaio 2009
31 gennaio 2009


"Un assassinio camuffato da suicidio". è questa l'ipotesi sulla quale indaga la Procura per la morte di Francesco L. B., il ragazzo di 22 anni dello Zen che è stato trovato impiccato con le lenzuola alla finestra del bagno della sua cella dell'Ucciardone, nella notte tra lunedì e martedì. Un avviso di garanzia è stato emesso per un detenuto che divideva - insieme con altri quattro uomini - la cella con la vittima. Si tratta di un albanese pluriomicida e che adesso è sospettato anche della morte del giovane.

Il padre di Francesco, che era in attesa di giudizio, ha presentato una denuncia alla polizia dopo avere ricevuto la salma in casa. L'uomo avrebbe dichiarato di avere notato dei lividi in diverse parti del corpo, incompatibili con un suicidio architettato con un cappio. Inoltre, la convivente del giovane ha anche raccontato che proprio lunedì, durante il colloquio in carcere, Francesco le aveva raccontato di alcuni diverbi con un compagno di cella e di avere subito alcuni soprusi da personale dell'istituto.

Queste dichiarazioni sono al vaglio degli investigatori. Oggi sul corpo sarà effettuata l'autopsia nell'istituto di Medicina legale dell'ospedale Policlinico diretto da Paolo Procaccianti. Il caso, in un primo momento, era stato inquadrato come suicidio. Secondo le prime ipotesi, il giovane, che si trovava in carcere dal 17 dicembre con l'accusa di violenza sessuale sui figli minori della compagna, non avrebbe retto all'umiliazione di quell'indagine così infamante: i bambini che avrebbero subito gli abusi hanno 4 e 5 anni. Su di loro non è stata effettuata alcuna perizia medica. Insieme con Francesco in carcere erano finiti anche il suocero e la sorella. è l'avvocato della vittima, Giacomo Sparacino, a dire che proprio il giovane poche ore prima della morte gli aveva confidato che "con quelle cose non c'entro niente. Se mi capita mio suocero tra le mani lo strozzo". Anche la compagna ha sempre sostenuto l'innocenza di Francesco.

Il corpo è stato trovato senza vita intorno alle 3 e mezza della notte. Ad avvertire un poliziotto penitenziario è stato un compagno di cella. Ma ciò che non convince la Procura è anche il tempo intercorso tra la morte del giovane e l'allarme lanciato dai reclusi. Quando l'agente ha soccorso il detenuto ormai non c'era più nulla da fare. Per i magistrati che indagano è improbabile che in una cella che ospita sei persone possa passare inosservato un suicidio. Gli inquirenti non escludono nemmeno che la convivenza all'interno della stanza ad un certo punto sia diventata insopportabile e - come la stessa convivente della vittima ha dichiarato - aggravata da alcune pesanti discussioni proprio con l'albanese. Si teme che il giovane sia stato vittima di uno strangolamento, che poi è stato contrabbandato per suicidio. Intanto il detenuto albanese si trova in isolamento in un'altra sezione dell'Ucciardone. Ieri i poliziotti della Omicidi hanno interrogato la convivente della vittima.

Il senatore del Pdl Salvo Fleres, garante dei diritti dei detenuti, ha inviato una nota sull'accaduto puntando l'accento sulla carenza di psicologi. "In Sicilia ci sono 25 carceri per adulti, 4 per minorenni e un istituto per malati di mente. L'organico degli psicologi conta dieci unità: di cui due in servizio e una in forza presso il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Poi ci sono psicologi con contratti a ore. Nelle carceri siciliane i detenuti sono oltre settemila. Se facciamo la media di uno psicologo per due reclusi, sono solo duemila coloro che ricevono assistenza. E gli altri cinquemila?".