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Sabato a Fiumicino, per non dimenticare Renato
Rete metropolitana antifascista
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)
20 settembre 2006

Sono trascorse poche settimane da quella notte insopportabile, da quella mattina che ha tolto la vita a Renato. In verità la mattina portava con sé solo la fine di una dance-hall in spiaggia, in verità a portare via Renato è stata un'aggressione spietata e odiosa. Due ragazzi, uno di 19, l'altro di 17 anni, celtica tatuata sul braccio, coltello alla mano, ci hanno raccontato, con l'uccisione di Renato, una città che tutti vogliono far finta non esista. Una città che non coincide con il «salotto buono» delle nottate romane, dell'amministrazione «di tutti» (tutti chi?). Una città dove si riprende ad uccidere, dove la violenza neo-fascista può muoversi impunita, dove le periferie diventano incubatrici efferate, in alcuni casi contesti privilegiati, di nuove paure, insicurezze, di torsioni xenofobe e autoritarie. È in questo mare caotico che ha mosso i suoi passi una nuova destra fascista, che negli ultimi anni ha provato a costruire «intervento sociale» e nuove forme di aggregazione mutuate direttamente dalle pratiche di movimento: occupazioni di case, «centri sociali» di destra, autoproduzioni culturali, ostentazione di una presunta identità«antagonista». Ovviamente si tratta di funesti simulacri, ma che chiariscono bene il tentativo di recuperare i vecchi arnesi della tradizione fascista dentro un «nuovo linguaggio», più adatto alla composizione sociale e culturale della metropoli. Una verità difficile da pronunciare in una società politica e della comunicazione che preferisce espressioni come «bipartisan» e che ritiene la storia strumento tattico di mediazione politica, dove la pace si fa con la guerra e dove la violenza condannabile è solo quella di chi ha ancora la forza di lottare e di dire la verità sul potere e sullo sfruttamento. L'abbiamo imparato a nostre spese, in modo pesante e insopportabile, con il corteo del 2 settembre. In migliaia, da tutta Italia, abbiamo ricordato Renato e rotto il silenzio per raccontare la verità tra le vie di Roma. Contestualmente, l'ennesima aggressione, fortunatamente non lesiva, colpiva il centro sociale Pirateria.
Invece, alcuni slogan sono stati il pretesto, l'occasione utile per denigrare, offendere, umiliare la voglia di vita, verità e giustizia espressa da quella giornata. Nel frattempo, il silenzio della città politica, delle sue istituzioni. Un silenzio assordante, che parla delle trasformazioni di questi anni, di un'amministrazione che fa di «governance» ed equidistanza ricette magiche per sopire i conflitti, meglio, per mettere all'angolo ogni lotta. Partecipazione e democrazia, in questo senso, sono slogan pieni di tranelli e di falsità. Cosa significa partecipazione quando occupazioni dichiaratamente neo-fasciste vengono tollerate, anzi «messe in sicurezza» dalle trattative istituzionali? O quando le pratiche dell'autogestione e della democrazia dal basso vengono continuamente minacciate da aggressioni vili e impunite? Siamo convinti che Roma sia anche molte altre cose. Una città ricca di conflitti per il diritto alla casa e al reddito, sul sapere e la formazione, per i beni comuni. Una città ricca di produzione culturale indipendente e di pratiche solidali, di autogestione e di riqualificazione autonoma dei territori. Una città dove ancora vive maggioritario e solido uno spirito pubblico sinceramente antifascista. È a questa città che chiediamo di rompere il silenzio, di gridare con forza la verità che la ragion politica vorrebbe silenziosa e opaca. Una manifestazione, sabato 23, che attraversi Fiumicino e porti un fiore a Renato, nel luogo della sua uccisione: questa è la proposta che facciamo alla società civile e all'associazionismo solidale, ai movimenti, ma soprattutto a tutt* quell* che quella sera, come mille altre, sarebbero potuti essere in quella dance-hall o in mille altre dance-hall.