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Anche il sabato è un giorno buono per morire
Santo, 53 anni, traslocatore, è morto a Messina: si è rovesciato il montacarichi. Felice, 40 anni, operaio è morto a Cagliari colpito da un tubo di ferro. I dati ufficiali dicono che gli omicidi bianchi sono in aumento
Andrea Milluzzi
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)
15 aprile 2007

Sei. Sei vittime in due giorni. Quattro venerdì e due ieri, di sabato, un giorno che al lavoro ci vanno in pochi. È una guerra, una guerra senza tregua.
Il primo incidente di ieri è stato a Messina. Un operaio di 53 anni è morto dopo un volo di due metri. Era sopra un montacarichi, si è ritrovato sull'asfalto. La scala su cui era è scivolata. Proprio così, scivolata. Secondo i primi accertamenti infatti i piedi non erano ben appoggiati sul manto stradale e pure il montacarichi non era ben fissato al balcone su cui l'uomo stava lavorando. Sono finiti entrambi nel vuoto, la scala sopra un autobus di linea (per fortuna senza provocare ulteriori incidenti), l'operaio, come detto, a terra. Con lui c'era un collega che subito dopo l'incidente non era rintracciabile. Difficile non pensare ad una fuga per non far saltar fuori qualche irregolarità. Invece l'altro lavoratore era là, nelle scale dell'appartamento dove stavano facendo il trasloco per la loro ditta. Era sotto shock. Ma vivo. Aveva avuto la freddezza di aggrapparsi al balcone e per questo si è salvato. Adesso è tutto sotto sequestro dei carabinieri e la Procura ha aperto un'inchiesta. Ma per Santo, questo era il suo nome, non c'è modo di tornare indietro. 53 anni e un lavoro trovato solo da qualche settimana, a sentire il titolare della ditta di traslochi che ha anche assicurato che la scala e il montacarichi erano nuovi e in perfette condizioni. Sarà l'inchiesta a stabilirlo. Quella della Procura o quella della Regione Sicilia che, per bocca dell'assessore al Lavoro, Santi Formica, ha promesso di «andare fino in fondo nelle indagini» e di «rafforzare l'azione preventiva nel teriitorio».
Per uno strano scherzo del destino, l'altra vittima di giornata arriva dall'altra grande isola d'Italia, la Sardegna. Precisamente da Sarroch, in provincia di Cagliari, dove un operaio metalmeccanico ha perso la vita all'interno di una raffineria. Aveva 40 anni e non è nemmeno arrivato in ospedale. È morto in ambulanza, per un politrauma. A causarlo un pesante tubo che gli è caduto addosso, schiacciandolo. L'operaio era dipendente di una ditta esterna alla raffineria, la Mintor, che svolge attività di manutenzione nello stabilimento. Dell'incidente è stata fatta solo una prima ricostruzione, per adesso si sa solamente che il lavoratore stava operando in un parco tubi dove era stato appena ultimato un carico. I carabinieri stanno lavorando per ricostruire l'accaduto. E intanto a Genova i camalli hanno continuato la loro protesta dopo l'incidente mortale di venerdì. E lo sciopero nazionale dei portuali ha raggiunto ovunque adesioni superiori al 90%.
Sei tacche in più, dunque. Un'escalation inarrestabile che non ha origine oggi. Sono di venerdì sera gli ultimi dati Anmil sulle morti bianche. Si riferiscono al 2006 e hanno tutti il segno "più" davanti. 1.261 contro 1.254 decessi sui luoghi di lavoro, lo 0,56% in più rispetto al 2005; +3,98% per le rendite permanenti, ossia il risarcimento per chi dal lavoro è stato danneggiato a vita; +0,72% per le rendite temporanee. E il 2007 non si è certo aperto meglio.
Adesso è il momento di reagire, il governo ha messo in cantiere il testo unico sulla sicurezza. Ma quello che dovrebbe cambiare va oltre un intervento legislativo: «Bisogna mettere in moto un'assunzione di responsabilità più diffusa perché non è degno di un Paese civile ed è per noi moralmente incomprensibile che si possa morire sul lavoro in questo modo» ha detto ieri il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. «Sono cifre assurde, da terzo mondo», rincara la dose il leader della Cisl Raffaele Bonanni, che sprona poi il Parlamento ad «approvare al più presto il testo unico». Va tutto bene, ma intanto di lavoro si continua a morire.