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Caso Aldovrandi, i reperti "dimenticati" nella cassaforte e nel frigo della polizia
Checchino Antonini
Fonte: Liberazione, 30 maggio 2007
30 maggio 2007

Scarabocchi nei brogliacci del 113, reperti congelati: il caso Aldrovandi, a poche settimane dall'udienza preliminare del 20 giugno, rivela nuovi intrighi. Spulciando nei fascicoli processuali, i legali e i genitori del diciottenne - ucciso in un violento e misterioso controllo di polizia - hanno scoperto che la prima delle due chiamate, quella fatta al 112, i carabinieri, fu "dirottata" ai colleghi della polizia ma di quel trasferimento non ci sarebbe alcuna traccia nei tabulati contenuti nel fascicolo processuale. Ci sono invece alcune carte spuntate a febbraio di quest'anno e solo dopo la richiesta di un legale di uno degli agenti accusati di omicidio colposo che sembra saperne di più del pm. Infatti, l'avvocato ha chiesto al pubblico ministero di entrare in possesso dei brogliacci del centralino della sala radio facendo riferimento a un verbale di acquisizione di cui il pm non aveva traccia. Proto, il pm, si rivolge alla questura e lì, il capo della squadra mobile apre una cassaforte e trova la fotocopia del brogliaccio ma anche un originale diverso. Corretto e pasticciato. La prima chiamata riferibile alla vicenda di Federico, sull'originale, porta un numero d'ordine, il 686, e sarebbe pervenuta da un cellulare alla sala radio alle 5.50, stando alle annotazioni. Però lo stesso capo della mobile s'accorge che la chiamata successiva, 687, e non riferibile alla storia di Via Ippodromo, risulta essere pervenuta alle 5.45. Per questo la 686 è stata barrata e nella fotocopia s'è trasformata nella 688, tutta ripulita e resa compatibile per scavalcare la 687. Nel brogliaccio si ripetono le frasi cancellate in precedenza. Ossia che in Via Ippodromo ci sarebbe stata una «persona che urla e picchia la testa contro un palo». Ma la chiamata sarebbe ricondotta a una telefonata che sarebbe avvenuta solo 8 minuti dopo. La seconda e ultima di quelle relative al caso. Questo rivelerebbe, oltre al fatto che il brogliaccio è stato redatto in un secondo tempo, anche la volontà di spostare in avanti le lancette dell'impatto tra le volanti e il ragazzo.
C'è anche l'annotazione relativa all'esito (cioè l'intervento delle due volanti, dei carabinieri e del 118 ma militari e sanitari trovarono il diciottenne già «inanimato») e l'elenco di funzionari della questura, almeno cinque, che intervennero quel mattino sul luogo del delitto ipotizzato dal pm, lo spiazzo tra il cancello dell'ippodromo e il parchetto di pochi alberi e panchine che rasenta parte della recinzione del galoppatoio. Sono nomi che ricorrono negli snodi della vicenda la cui versione ufficiale, più volte denunciata dalla famiglia Aldrovandi, è stata ripetutamente ritoccata. Se si sta per giungere a un processo, è proprio perché il pm non ha creduto alla tesi di quattro agenti che si sono precipitati in soccorso di un ragazzo in preda ai fumi di un mix di droghe e che sarebbe morto di overdose. La droga non c'entra, è stato scritto dai tossicologi, e la testimone sentita un anno fa in incidente probatorio ha descritto una scena che è impossibile catalogare alla voce "intervento di primo soccorso". Inoltre, Nicola Proto, il pm che ereditò e diede nuovo impulso alle indagini dopo la rinuncia della prima magistrata, non avrebbe mai visto i brogliacci se non ai primi di febbraio assieme ad altri reperti custoditi gelosamente. Come due bigliettini di saluto ad Aldro, scritti a mano da qualcuno e lasciati sullo spigolo del muro dell'ippodromo.
Quanta roba c'è ancora da sapere? Quanta ne è stata imboscata? Più o meno sono questi gli interrogativi che frullano nella testa di Patrizia e Lino, madre e padre del diciottenne, che ieri - assieme ai legali, hanno tenuto una conferenza stampa a Ferrara. Dal carteggio emerso, probabilmente anche per l'impulso del nuovo questore, si evince anche che nel frigorifero della polizia scientifica estense sarebbero conservati ancora, fino a febbraio almeno, reperti di sostanza ematica di Federico Aldrovandi. Sette dischetti di cartone con altrettante macchie di sangue prelevate sulla scena dei fatti durante un sopralluogo di cui, fino a ieri, non si sapeva nulla. Perché? E dove sono state prese quelle tracce di sangue? Sulla strada? E quanto lontano dal cancello dove Federico fu trovato ammanettato a faccia in giù e senza vita? Oppure sulla prima volante che arrivò in Via Ippodromo e che non fu sequestrata (come non furono sequestrati i managanelli rotti addosso al ragazzo), anzi lavata e smacchiata per bene? Domande che solo un processo pubblico potrà chiarire.