Rete Invibili - Logo
Brescia: proseguono indagini dopo la morte del detenuto tunisino
Fonte: Giornale di Brescia, 9 maggio 2005
9 maggio 2005

Il "giallo" non è ancora risolto. Bisognerà attendere i risultati dell'autopsia eseguita ieri all'Ospedale civile per sapere come è morto il tunisino di 27 anni Faical Mamai, che era detenuto a Canton Mombello per tentato omicidio. L'altro ieri, dopo la morte del giovane nordafricano, si sono intrecciate notizie contraddittorie sulle modalità del decesso: si è parlato dapprima di suicidio, di un'impiccagione in cella; poi di un malore e infine, ipotesi che sembra essere la più accreditata, di una overdose, probabilmente di cocaina. Anche ieri non si sono avute conferme ufficiali di questa ipotesi, né tanto meno indiscrezioni sui risultati dell'autopsia. Ma si sa che il magistrato che coordina le indagini, il sostituto procuratore Claudia Moregola, dopo aver fatto effettuare il riconoscimento della salma alla moglie del giovane tunisino, aveva promesso un'immediata autorizzazione al trasporto del corpo in Tunisia per la sepoltura. Ma al termine dell'autopsia ha cambiato idea, non ha autorizzato la consegna del corpo ai parenti, ed ha anzi disposta una serie di esami tossicologici supplementari. Tuttavia il magistrato ha parlato solo di morte naturale, escludendo le ipotesi di un omicidio o di un suicidio, ma non ha voluto sbilanciarsi sulle cause del malore che si è rivelato fatale. Le indagini vengono condotte dagli agenti della Polizia penitenziaria; ciò ha destato qualche perplessità anche perché proprio dal carcere erano venute le notizie di una morte per impiccagione. Notizie rivelatesi infondate visto che il giovane tunisino è stato portato l'altro ieri mattina al Pronto soccorso dai volontari del 118: era ancora vivo e non aveva alcun segno di violenza, in particolare ecchimosi sul collo. Se, come pare, Faical Mamai è morto per una dose eccessiva di cocaina, bisognerà anche tentare di accertare come la droga sia giunta nella cella dove il tunisino era detenuto dal 5 luglio dell'anno scorso. Qualcuno potrebbe essere sospettato e indagato per aver ceduto lo stupefacente che ha ucciso il tunisino.